Delegazione interegionale Puglia e Basilicata
L’AGIS, le riforme, le nuove regole, le risorse
L'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo riscontra con apprezzamento l'attenzione che il
Parlamento e la società civile hanno riservato al settore in occasione della discussione dei recenti
provvedimenti riformatori che hanno interessato o stanno interessando le attività dello spettacolo
dal vivo e del cinema.
Paradossalmente le imprese dello spettacolo italiano stanno vivendo una situazione di grave
intensità, mai registrata nella loro storia, per riflesso della situazione generale del Paese ma anche
per il perverso e negativo intreccio di concatenate situazioni negative che investono
specificatamente il settore, puntualmente ignorato dai provvedimenti adottati per sostenere la
ripresa economica e l'occupazione, e fortemente colpito dalla manovra finanziaria all'esame del
Senato.
Per le imprese dello spettacolo, a giugno di quest'anno non è stato ancora completato l'intervento
dello Stato, e siamo di fronte ad una più grave riduzione degli interventi della finanza locale, a
causa della situazione generale e dei tagli, che si manifestano molto più consistenti per il 2011.
Per loro stessa natura le imprese di spettacolo hanno dovuto realizzare progetti per quest'anno
nella condizione sopra delineata e dovranno impostare programmi ed assumere impegni per il
2011 con una previsione FUS di 304 milioni di euro - la più bassa in assoluto dalla creazione del
Fpndo- a fronte dei 414 milioni per il 2010 e d a 458 milioni per il 2009.
La situazione necessita di interventi urgenti e correttivi con la manovra finanziaria e non solo.
Per esempio è sbagliato sopprimere l'Ente teatrale italiano a colpi di decreto, ma occorre
riformarne le funzioni, affidandogli la promozione del teatro italiano all'estero, gli scambi teatrali
con l'estero e la promozione del teatro in Italia.
Le risorse così recuperate debbono essere utilizzate all'interno del fondo unico per lo spettacolo.
Analogo discorso vale per Cinecittà Holding. La mancata riforma inizialmente prevista dal decreto
legge n.64 dovrebbe comportare il finanziamento della holding cinematografica ad un titolo
diverso dal Fondo Unico per lo Spettacolo con l'obiettivo complessivo di mantenere sufficienti
risorse all'interno del FUS per i settori della produzione e dell'esercizio cinematografico.
Le pur importanti dichiarazioni di principio sull'incentivazione dei soggetti privati sono parole
vuote se non si approvano nuove regole anche per favorire tale eventualità.
Con il decreto legge n.64, convertito con legge 100/2010 si è messa mano alle fondazioni liricosinfoniche.
Con i regolamenti di delegificazione conseguenti dovranno essere coinvolti i soggetti
istituzionali competenti (Governo, Parlamento, Conferenza Unificata, Consiglio di stato) e, chiede
l'AGIS, anche le parti sociali. In attesa, resta aperto il problema del finanziamento e della copertura
deficit fino alla attuazione della riforma, visto che con il provvedimento in esame se ne è
semplicemente avviato l'iter.
Ma quella della lirica si accompagna alle altre riforme in atto per lo spettacolo:
a) la proposta di legge per lo spettacolo dal vivo condivisa all'unanimità dalla VII commissione della
Camera, primo provvedimento in materia di legislazione concorrente, che attende da mesi il
completamento della copertura finanziaria per un importo adeguato per il settore, ma di scarsa
rilevanza per le finanze dello Stato;
b) la proposta di legge per il cinema all'esame della 7° commissione del Senato, con significative
convergenze tra maggioranza ed opposizione, iniziata sotto buoni auspici, e poi bloccata per cause
non evidenziate;
c) la conferma per gli anni 2011 e seguenti della normativa sul tax-credit e tax-shelter per il
cinema, approvata anche dall'Unione Europea, che sta introducendo una seria riforma
dell'intervento dello Stato a sostegno delle attività cinematografiche, provvedimento
indispensabile ma sempre in un'ottica di integrazione e non di sostituzione delle risorse
necessarie.
Per tali motivi si rende necessario elevare lo stanziamento FUS 2011 quanto meno a 450 milioni di
euro prevedendo 500 milioni di euro per il 2012 per evitare che le imprese di spettacolo con i
bilanci in regola, proprio perché tali, debbano portare i libri in tribunale e non vedere l'alba delle
riforme che dovrebbero premiare chi ha ben corrisposto all'investimento pubblico operando con
criteri di economicità ed efficienza.
Fermo restando che lo spettacolo italiano rappresenta (dati SIAE) un volume di affari di 5 miliardi
di euro, non considerando l'indotto, con oltre 200 mila addetti, anche in presenza del ripristino ad
oltre 450 milioni di euro del FUS 2011, si impone comunque la necessità e l'urgenza di nuovi
decreti ministeriali che consentano di affrontare l'emergenza di oggi, prevedendo criteri di
destinazione delle risorse coerenti con la volontà politica più volta dichiarata di una più stretta
correlazione tra finanziamenti pubblici ed efficienza gestionale. Non più generiche affermazioni di
"sprechi" non più tagli orizzontali eguali per tutti, ma seria disamina caso per caso dei progetti e
dei bilanci connessi.
Il sacrifico richiesto a tutto lo spettacolo è da un punto di vista meramente economico del tutto
marginale rispetto agli obiettivi della manovra finanziaria complessiva ma si rivela assolutamente
devastante per le nostre imprese con le inevitabili conseguenze per i posti di lavoro, per il
fatturato che rappresentano e per l'indotto economico-industriale che muovono.
Nella consapevolezza della difficile situazione congiunturale, quella dello spettacolo è economia
reale che necessita di nuove regole di sistema e di un investimento che sostenga le riforme. L'AGIS
non solo richiede ma si propone come parte sociale con cui confrontarsi su nuovi progetti, nuove
regole, anche per l'emergenza, nuove ridefinizioni degli obiettivi specifici e generali, ed in tal senso
si rivolge con forza a Governo, Parlamento, Regioni ed Autonomie locali.